«Farò un giro di ascolto nel Paese e nel partito e poi farò la mia proposta, ma non ci saranno cose molto differenti rispetto a quello che ho fatto in questi quattro mesi». Spiega così l’impegno per la sua candidatura Dario Franceschini, ieri a Serravalle Pistoiese per un faccia a faccia alla festa della Cgil con il leader del sindacato Guglielmo Epifani. Le parole d’ordine, allora, sono e saranno: opposizione dura, ma anche propositiva, geografia di alleanze su base programmatica e linea chiara decisa a maggioranza, come accaduto su referendum e collocazione europea. Un Pd che, seguendo la lezione di Obama, dovrà essere in grado di presentare agli elettori una proposta chiara e una categoria di valori in completa opposizione rispetto al centrodestra se vuole essere in grado di attrarre consensi. Qualcosa che «richiede tempo», ma d’altra parte chi alla fine sarà eletto leader del Pd avrà «la forza politica» per farlo «negli anni futuri». Un posto di primo piano, aggiunge poi Franceschini, l’avrà la questione del radicamento sul territorio. Perché se Bersani dice di essere «l’innovatore», Franceschini spiega che per lui «innovare vuol dire investire sul territorio, sulla nostra militanza».
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