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Franceschini in campo «Il Pd è salvo. Comincia un percorso»
Aldo Cazzulo - Corriere della Sera - 23 Giugno 2009

 
«Questo è solo l’inizio. Ricordiamoci qual era il mandato che ho ricevuto a febbraio: salvare il partito, evitare la disgregazione. E cominciare un percorso. Eccoci qui: il partito è salvo, ed è ancora in grado di vincere. Ora il percorso deve continuare. Comincia una nuova stagione».

Ormai pareva un segreto di Pulcinella, ma ancora ieri mattina Dario Franceschini metteva le mani avanti: «Non ho ancora deciso se candidarmi alle primarie del Pd. Dipende anche dal risultato dei ballottaggi ». E a chi annotava che la bassa affluenza lasciava prevedere un successo del centrosinistra, rispondeva: «E chi lo dice? Qualcuno sa chi sono quelli che non vanno a votare? Aspettiamo. Vediamo se la drammatizzazione di Berlusconi ha funzionato o no. Tentiamo di capire se l’inversione di tendenza a nostro favore è possibile».

Quando, la sera, si profilano vittorie per il centrosinistra quasi dappertutto e la sconfitta (ma solo dopo un testa a testa) a Milano, Franceschini ormai ha deciso. Non dà l’annuncio: quello lo riserva per oggi. Ma dietro le quinte il leader «provvisorio» parla ormai da candidato alla riconferma con un forte vento favorevole. «Dal voto è venuta una chiara richiesta di cambiamento, di rinnovamento anche dentro il nostro partito — ragiona lontano dalle telecamere —. Pensiamo solo alle preferenze per le Europee. Tutti parlano della Serracchiani, e giustamente, perché ormai Debora è diventata un simbolo. Ma pochi parlano di Francesca Barracciu, che in Sardegna ha preso 116 mila voti di preferenza su 170 mila voti di lista. David Sassoli ha superato i 400 mila voti nel Centro, Rita Borsellino ne ha presi 200 mila in Sicilia, il sindaco di Gela Crocetta è arrivato a 140 mila…». Nomi che Franceschini non ascrive automaticamente alla sua parte: «Non sono personalità calate dall’alto, sono state scelte dagli elettori»; ma non c’è dubbio che, avendoli voluti in testa alle liste, intenda cogliere «la richiesta di rinnovamento che viene dalla nostra base» e farne un’arma nella campagna per le primarie. «Nuova stagione» e volti nuovi.

Il confronto, ragiona Franceschini, va fatto con cinque mesi fa, quando gli fu affidato un partito a pezzi. «Oggi il Pd si è dimostrato vitale, in grado di tornare a vincere, di raccogliere il voto della maggioranza degli italiani». E il raffronto, prosegue il segretario, va fatto anche con quindici giorni fa. «Andate a rileggervi i giornali del 5 giugno. Parlavano di un Pdl al 45%, pronto a conquistare tutte le grandi città. Invece ai ballottaggi è battuto quasi dappertutto. Non mi illudo certo che la destra sia sconfitta definitivamente. Ma certo la luna di miele è finita. Il primo anno di solito è il momento di massimo consenso dei governi; a un anno dall’insediamento, l’elettorato dà chiari segni di disaffezione verso il governo Berlusconi. Sia con il voto sia con l’astensione; in parte fisiologica, in parte da interpretare come un segno di distacco dal capo. Certo, anche in seguito alle vicende di questi giorni. Comincia il declino del Cavaliere».

Qualcuno, non solo a destra (ad esempio il direttore del Riformista Antonio Polito), ha rimproverato a Franceschini una campagna un po’ troppo radicale: partito con un «tra moglie e marito non mettere il dito », è arrivato a un «affidereste i vostri figli a Berlusconi?». Una critica che il segretario Pd rigetta: «La chiave della mia campagna è stata un’altra domanda: "Volete risvegliarvi in un Paese con un padrone assoluto?". Questo sarebbe successo, se Berlusconi avesse superato il 40% e il Pd avesse perso tutte le città. Non è accaduta né una cosa né l’altra».

E’ qui, sostiene Franceschini, il bilancio di questi cinque mesi di segreteria: «Ho cominciato con un Pd diviso e con un Berlusconi arrembante che annunciava scissioni nelle nostre fila, facendo pure i nomi; e ora il quadro è rovesciato. Loro sono in difficoltà, noi siamo uniti. Stravinciamo in tutto il centro, compresa Ferrara, casa mia. Al Nord teniamo Torino e Padova, e a Milano recuperiamo 10 punti. Al Sud vinciamo in tutte le città principali: Bari, Cosenza, Potenza».

La campagna per le primarie, dice il segretario, non deve riportare il Pd all’indietro, ai giorni delle risse e delle rivalità personali: «Gli elettori non ce lo perdonerebbero». Franceschini vuole evitare spaccature e polemiche personali. Per fortuna, fa notare, non ci saranno Ds contro Margherita, visto che il cattolico Dario avrà come primo sostenitore l’ex diessino Veltroni, mentre l’altro cattolico Enrico Letta si è già schierato con Bersani. Si aprirà una fase nuova, in cui si dovrà da una parte rinnovare il gruppo dirigente del partito, dall’altro elaborare una strategia per tornare a governare. A chi gli chiede se questa legislatura arriverà alla fine, Franceschini risponde di non avere fretta: «L’imprevisto non è prevedibile. Dobbiamo prepararci a vincere le prossime elezioni politiche quando saranno; ragionando come se Berlusconi durasse quattro anni». Il lavoro del segretario è solo all’inizio: «Ora comincia un altro tipo di lavoro. Allargare, espandere, trattare alleanze ». Il risultato dell’accordo elettorale con l’Udc, nota Franceschini, è ottimo: «Il Pd insieme con Casini vince a Torino, Bari, Brindisi e pure Alessandria, che pareva un’impresa impossibile. Si tratta di costruire un’alternativa a Berlusconi ». Cominciando dal rinnovamento del Pd: un partito da aprire ai giovani e ai nomi già noti ma appena arrivati in politica.


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