«Sconfitti gli avvoltoi che da mesi indicavano come questo voto avrebbe determinato la fine del Pd. Ora gli avvolti, che fino a poche ore fa continuavano a parlare, possono andare a casa. Non c'è traccia dell'avanzata della destra come è avvenuto nel resto dell'Europa, niente di quanto prospettato sino alla scorsa settimana da Berlusconi con il Pdl ben sopra il 40%. Anche sommando la Lega, sono lontani dal 50%: il governo è in minoranza nel Paese».
«Il 26,1% è la base di partenza per il nostro progetto», ha affermato il segretario. «È la base di partenza di un lungo cammino. Ringrazio gli elettori che hanno voluto dire "no" a un Paese guidato da un unico padrone. I due obiettivi che ci eravamo dati a inizio della mia segreteria sono stati raggiunti. Il primo era la conferma del progetto del Pd. Il secondo era fermare la destra, e in particolare questa destra italiana».
Franceschini ha spiegato che il dato italiano va inserito in una serie di «tendenze» su base continentale. La prima è l'astensionismo, la seconda è «una libertà» degli elettori visto che il voto non influenza la governabilità, la terza è «una preoccupante avanzata della destra, sia nella sua forma più estremista che nella sua forma conservatrice». A questa tendenza è legata la quarta tendeza, e cioè l'arretramento complessivo delle forze progressiste «che in Ue sono soprattutto quelle socialiste». «Siamo il primo partito in Europa nel campo progressista per quanto riguarda il numero dei voti, e solo in Germania, forse, veniamo superati in numero di seggi da un Paese che ha 27 eurodeputati in più dell'Italia».
|