Dario Franceschini appare nei telegiornali quasi sempre in location molto andanti, stazioni ferroviarie, piazzette, scorci urbani ordinari e quasi mai riconoscibili. Sembra a Voghera anche quando magari é a Parigi. E' circondato da piccoli capannelli dall'aria cordiale ma non particolarmente agguerrita, la presenza degli addetti alla sicurezza attorno a lui non é percepibile, o si sono attardati in pizzeria oppure sono stati selezionati appositamente tra i meno aitanti e cipigliosi sul mercato. Parla alle telecamere con un'assenza di solennità che rasenta la distrazione, e anche quanfo pesta duro non riesce a far pensare all'incombenza di una qualche Ora Fatale, piuttosto quell'ormai ordinaria rottura di balle che é, per mezza Italia, il governo Berlusconi. E' spesso spettinato. Non sorride. Guarda preferibilmente il giornalista che lo interroga e non la telecamera, come se non stesse rivolgendosi alla Nazione o al Popolo ma semplicemente parlando con un tizio in mezzo alla strada, come effettivamente é.
Il suo basso profilo e l'assoluta mancanza di teatralità (e di ruffianeria) ne fanno l'esatto contrario antropologico di Berlusconi. Credo pochino nel futuro del Pd, e per dirla tutta anche nel suo presente, ma credo che Franceschini meriti la fatica (estrema) di un voto.